I consumatori hanno desiderio di normalità e nel contempo si aspettano, dopo oltre un anno di pandemia, di trovare novità. Ci siamo tutti abituati a nuove forme di dialogo e di relazione che integrano l’esperienza reale a quella virtuale.

Come faranno i Centri Ottici ad essere nuovamente attrattivi? Se prima della pandemia il problema era la creazione di traffico, oggi a questo si aggiunge un cambio epocale nelle pratiche di fruizione dell’atto di acquisto da parte dei nostri clienti.

Il mercato vive una profonda spaccatura e si stanno configurando tre differenti categorie di Centri Ottici:

  • I CONSERVATORI o TRADIZIONALISTI: convinti che “tutto torni come prima” e che non vedono nel cambiamento il vettore di crescita. Sono convinti che la loro storicità unita al servizio sia la migliore arma vincente. Questo potrebbe essere corretto se vi fosse un reale approccio imprenditoriale e manageriale volto a comunicare i valori dell’impresa ottica.
    La qualità ed il servizio rimangono i “capisaldi” del settore, ma bisogna saperli comunicare ed adeguare la propria impresa alle nuove dinamiche di mercato. Il rischio è quello di apparire “vecchi ed inadeguati”.

 

  • GLI ORIENTATI AL PREZZO: molti imprenditori hanno individuato nella leva prezzo l’unico mezzo per poter riprendere un volano di crescita. Approccio difficile da sostenere nel medio-lungo periodo, in particolare se non viene posto in essere un cambiamento radicale dei protocolli di vendita, della comunicazione e del mix prodotto. Il risultato è un proliferare di proposte, talvolta poco coerenti con il modello di business che dovrebbe alimentare il mercato ottico. Molti imprenditori cercano di fare da “followers” rispetto alle grandi organizzazioni, senza però avere un reale modello identitario che possa in qualche modo creare interesse e differenziazione. Il risultato? La più totale banalizzazione del prodotto.

 

  • GLI INNOVATORI….A TUTTI I COSTI: gli imprenditori che vedono nel cambiamento l’unico modo per poter continuare a competere. Questo resta l’approccio migliore ma deve essere supportato da un’adeguata strategia! Il rischio è quello di dare seguito a tante iniziative che non hanno un solido programma strategico di medio-lungo periodo.

 

Nel frattempo i grandi retailers alzano la posta in gioco: comunicano in maniera innovativa, lanciano nuovi servizi e nuove modalità di acquisto, insomma cercano di portare un nuovo paradigma che possa rendere sempre più “attraente” la loro offerta.

La distribuzione tradizionale deve muoversi, deve ripensare il proprio modello. I network di vendita devono poter dialogare con i consumatori ed innescare politiche B2C solide. La comunicazione è il pilastro sul quale ergere il nuovo settore ottico.

Vi è un grande divario formativo nel nostro settore, sarà fondamentale promuovere la cultura d’impresa e dotare le nuove generazioni di imprenditori degli strumenti necessari per fronteggiare il mercato del futuro.

L’ottica in Italia non ha fatto neppure in tempo a pensare alla customer experience che oggi la grande distribuzione parla di “digital experience”, la nuova frontiera per creare ingaggio sui consumatori. E’ il momento di “suonare le trombe” e muoverci.